RETROCAUSA
di Fabio Guerrini
Episodio 4 – Il futuro promesso.
Valerio deglutì.
La frase era assurda. Il successo era tutto. Era il centro di gravità intorno a cui aveva piegato ogni cosa. Persino il dolore aveva senso solo se conduceva lì.
«Nel marzo del 2081 iniziai a trasmettere messaggi di prova. Prima sequenze numeriche, poi istruzioni sperimentali, infine pacchetti complessi. Presentai i risultati a maggio. Il Nobel arrivò l’anno seguente.»
Valerio spalancò gli occhi.
«Nel discorso di ringraziamento non citai nemmeno Eleonora. Nominai il dipartimento, i tecnici, perfino il prorettore. Non lei.»
Il laboratorio sembrò raffreddarsi di colpo.
«Non ti racconto questo per nostalgia. Devi riconoscermi.»
Valerio serrò la mascella.
«Ma per riconoscermi davvero, devi vedere che cosa accadde dopo.»
Sullo schermo apparvero una sala gremita, flash, microfoni, il volto di Valerio circondato dai giornalisti. Poi una torre di vetro, il logo della Kepfèrnos sopra un atrio immenso. Contratti digitali con la sua firma impressa scorsero in rapida successione.
«Con la notorietà arrivarono i finanziatori. La seconda macchina fu completata entro la fine del 2082. Più stabile, più piccola, più efficiente. La prima rete di trasmissione retrocausale nacque come progetto medico. Almeno sulla carta. Accettai il contratto in esclusiva con Kepfèrnos.»
Valerio conosceva il nome. Un colosso assicurativo e biotecnologico, ricco, aggressivo, privo di scrupoli. Pensò fosse rischioso, ma necessario. Troppi scrupoli avrebbero rallentato il processo di sviluppo.
«So come cercherai di giustificarmi. Avevamo bisogno di infrastrutture, protezione legale, potenza di calcolo. Non esistevano alternative abbastanza rapide. È ciò che continuai a ripetermi mentre firmavo.»
Ancora una pausa.
«La verità è che avevamo bisogno di qualcuno disposto a comprare il futuro.»
Valerio si passò una mano sul viso.
Le immagini mostrarono nuclei server prodotti in serie, sale bianche grandi come cattedrali, client domestici sottili come cornici. Una conduttrice virtuale annunciava la prima polizza retrocausale: «Prevenire è possibile: il domani può avvisarti», recitava lo slogan.
«Nel 2083 fu avviata la produzione dei nuclei server e dei client. Nel gennaio dell’anno seguente Kepfèrnos lanciò una linea di prodotti assicurativi unica al mondo. La polizza Silver inviava avvisi sanitari con sette giorni di anticipo e fu un successo planetario nel ramo salute. La Gold estendeva l’anticipo a due mesi, ma costava una fortuna. La formula Platinum era modulare: i pacchetti di prevenzione arrivavano fino a ventiquattro mesi e potevano includere terapie sperimentali testate nel futuro.»
Valerio ascoltava rapito.
«Il primo caso che salì agli onori della cronaca fu un bambino di Rotterdam che scampò a uno shock anafilattico perché sua madre ricevette un avviso tre giorni prima. I detrattori sostenevano che fosse tutto falso. Ma due giorni dopo una ricercatrice di Lisbona evitò di morire per un aneurisma che non le era mai stato diagnosticato. I casi si ripetevano, uno dopo l’altro. La prima cura dal futuro, invece, fu una terapia genica prenatale. A una donna incinta fu somministrato un vettore terapeutico sintetizzato con i dati provenienti da una ricerca futura. Una cura che non esisteva ancora, per una malattia che si sarebbe manifestata due anni dopo.»
Le immagini scorrevano. Volti. Ospedali. Abbracci. Medici e familiari in lacrime.
«La ricerca farmacologica accelerò oltre ogni previsione. Le molecole inefficaci o dannose venivano scartate prima di affrontare costose sperimentazioni cliniche e mettere a rischio i pazienti. Quelle efficaci entravano in produzione in tempi impossibili, testate nel futuro.»
Valerio si sentì mancare il respiro.
Il sogno di una vita stava per diventare realtà. Oltre i riconoscimenti, oltre i soldi. Costruire un mondo migliore era il vero riscatto, l’unico che avrebbe potuto riavvicinarlo a lei.
«Tubercolosi resistente, diabete autoimmune, leucemia linfoblastica, Covid ottantasei. In pochi mesi alcune delle principali cause di mortalità globale divennero problemi gestibili. Non per tutti. Ma abbastanza perché il mondo credesse in noi.»
«Eleonora?» chiese Valerio prima di potersi fermare.
«So quale nome ti sarà venuto alle labbra.»
Lo schermo mostrò un attico con vista sui tetti di una città che Valerio non riconobbe. Eleonora era in piedi davanti a una vetrata, i capelli più corti, qualche filo bianco alle tempie.
Sorrideva.
Teneva in braccio Darbula, ormai vecchio ma sempre regale nella sua indifferenza.
Valerio portò una mano allo schermo, senza toccarlo.
«Nel 2085 tornò a vivere con me» disse la voce. «Non per il Nobel, non per i soldi, non perché avessi avuto ragione. Tornò dopo aver visto un reparto di oncologia pediatrica svuotarsi quasi per intero, con i bambini che tornavano a casa grazie alle terapie accelerate da Chronos.»
Valerio non si accorse di piangere di nuovo.
«E poi?»
Valerio rivolse la domanda a una voce che non poteva sentirlo. Seguì una lunga pausa.
«Poi iniziarono i problemi.»
Continua…