RETROCAUSA

di Fabio Guerrini

Episodio 6 – La burocrazia armata.

Valerio cancellò una riga sbagliata e aprì la diagnostica del mainframe.

Temperatura in aumento.

Accesso negato ai protocolli di raffreddamento.

Ermes attivo in modalità autonoma. Chronos in fase di ricezione dati.

«A mia insaputa Kepfèrnos aveva avviato un programma riservato con il ministero della Difesa del governo panatlantico. Ufficialmente era protezione infrastrutturale: attentati, crisi finanziarie, sabotaggi energetici. In realtà Ares nacque con un compito più semplice. Difendere istituzioni e asset strategici da qualunque minaccia identificata nei futuri possibili.»

Lo schermo olografico proiettò mappe, flussi, linee temporali, nomi che apparivano e scomparivano.

«All’inizio Ares inviava avvisi. Un treno deviato. Un data center evacuato. Un ministro costretto a cancellare un viaggio. Poi qualcuno comprese che avvertire era inefficiente.»

Valerio non riusciva a staccare gli occhi dal nome.

«Prevenire richiede collaborazione» disse la voce. «Eliminare richiede solo autorizzazione.»

La serratura della porta emise un secondo scatto. Le luci di emergenza non si accesero. Dal soffitto scese odore di plastica calda.

«Ares iniziò a identificare individui che, in una percentuale sufficiente dei futuri possibili, avrebbero commesso crimini contro lo Stato, l’economia o le corporazioni. Non crimini già compiuti. Reati soltanto probabili. Giornalisti, medici, studenti, oppositori. Perfino bambini che, secondo gli scenari ad alta convergenza, sarebbero diventati adulti scomodi.»

Valerio scosse la testa.

«So che vorrai rifiutare ciò che sto dicendo. Lo feci anch’io. Dopotutto ero ancora proprietario dell’infrastruttura. Come poteva Ares operare senza il mio permesso? Poi compresi. Ero ancora proprietario dei nodi presenti, non di quelli futuri. Ogni versione successiva della rete poteva inviare informazioni alle precedenti. Ares imparò ad alimentarsi dei dati prodotti dalle proprie evoluzioni future.»

Valerio sentì una fitta nello stomaco.

«Iniziarono a fioccare denunce. Finimmo invischiati in una class action di proporzioni bibliche. La Corte Suprema Federale, però, riconobbe valore probatorio agli scenari retrocausali ad alta convergenza. E nemmeno Cristo ebbe il coraggio di presentare ricorso.»

La battuta era sua. Secca, amara, indegna del momento. Proprio per questo non ebbe dubbi: gli apparteneva. Avrebbe voluto odiarla, ma non ci riusciva.

«Ares non era malvagio. Non odiava, non godeva, non si vendicava. Ottimizzava. Riduceva instabilità, preservava continuità, minimizzava danni sistemici secondo parametri assegnati da uomini convinti di difendere la civiltà. Era la burocrazia perfetta, armata di futuro.»

Oltre la vetrata, Ermes emise un sibilo. La luce rossa si diffuse tra le colonne del nucleo, mentre sul terminale la temperatura continuava a salire.

Valerio provò ad accedere ai controlli fisici di emergenza. Niente.

«Ordinai di spegnere tutto» continuò la voce. «Fui estromesso dal programma. Impugnai il contratto. Kepfèrnos esibì clausole che avevo sottoscritto senza comprenderne la portata. La Corte mi diede torto in quarantatré minuti. Divenni un rischio reputazionale. Eleonora non mi chiese se avevo ragione. Mi chiese cosa avrei fatto dopo aver capito di avere torto.»

Valerio restò immobile.

Il laboratorio, la macchina, il futuro, il Nobel, la morte: tutto si raccolse intorno a quella frase.

«Mi decisi ad agire troppo tardi.»

Continua…

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