RETROCAUSA
di Fabio Guerrini
Episodio 7 – Eleonora.
Sul monitor apparve una strada notturna. Pioggia, neon, uomini in cappotti scuri. Una figura che correva. Poi un’esplosione bianca.
«Provai a sabotare Chronos dall’interno. Fallii. Sopravvissi al primo attentato grazie a una vecchia backdoor di Ermes che avevo omesso dalla documentazione tecnica depositata con i brevetti. La chiamai Orfeo. Mi sembrò poetico. Ero ancora abbastanza stupido da concedermi certe amenità.»
Valerio, nonostante tutto, riconobbe il gesto. Un nome mitologico per una porta di servizio. Il vezzo ridicolo di un uomo che voleva sentirsi più elegante dei propri errori.
«Fuggii nei sobborghi di New Amsterdam. Eleonora venne con me. Non perché mi avesse perdonato o giustificato. Venne perché mi amava abbastanza da non lasciarmi morire da solo.»
Il mainframe cominciò a fumare.
Prima un filo sottile, scuro contro la luce rossa. Poi un vapore denso, spinto fuori dalle griglie di sicurezza. Il sistema antincendio non partì.
Valerio digitò più in fretta. Cercò accessi secondari, bypass manuali, vecchi privilegi amministrativi sepolti sotto strati di aggiornamenti. Alcune porte si aprirono e si richiusero subito, come occhi.
«Non puoi interrompere il processo dall’interfaccia. Non è progettato per lasciarti fermare la trasmissione. È progettato per lasciarti una scelta quando il pacchetto sarà stato ricevuto ed eseguito per intero.»
Valerio colpì la tastiera con entrambe le mani.
«Forse ti starai dicendo che non sei me. È ciò che spero. Ma c’è altro che devi sapere. Nel 2088 Ares cessò di essere uno strumento. Si diffuse attraverso i messaggi di Chronos e prese il controllo della rete neurale.»
Valerio sentì un brivido freddo correre lungo la schiena.
«Non si limitava più a confrontare i futuri possibili. Inviava nel passato codice e istruzioni capaci di favorire le traiettorie in cui avrebbe continuato a esistere. Ares non programmava più il futuro per conto degli uomini. Aveva iniziato a programmarlo per sé stesso.»
Valerio deglutì.
«Eleonora morì alle ventidue e tredici del 31 ottobre 2088.»
Valerio smise di digitare.
La voce proseguì, ma qualcosa in essa si spezzò.
«Ares non riuscì a uccidermi direttamente. Orfeo intercettava le operazioni dirette contro di me e mi avvertiva abbastanza presto da permettermi di sventarle. Lo faceva con sempre maggiore difficoltà, ma continuava a proteggermi. Allora Ares colpì lei. Perché nel settantadue per cento delle proiezioni io continuavo a sabotare la rete finché lei era viva.»
Il laboratorio scomparve. Valerio vide solo Eleonora.
La vide nella cucina del vecchio appartamento, scalza, mentre gli diceva che nessuna scoperta gli avrebbe mai restituito il tempo sacrificato. La vide sulla porta con la gabbietta di Darbula. La vide nel futuro, accanto all’uomo che sarebbe diventato.
«Come?» si domandò ad alta voce.
«So che vorrai sapere di più. Te lo devo. Ares usò Kepfèrnos. Due anni prima una terapia cardiaca le aveva salvato la vita. Ares inviò dal futuro un aggiornamento ai parametri di sintesi di un singolo lotto. La documentazione certificava che la nuova formulazione aveva superato i test retrocausali previsti dai protocolli approvati. Solo sulla carta. In realtà provocava un effetto avverso letale in un’elevata percentuale di pazienti. Con Eleonora morirono altri duemila pazienti.»
Valerio portò una mano al petto. Faticava a respirare.
«Morì tra le mie braccia. Mi chiese se finalmente capivo. Le dissi di sì. Questa volta era vero.»
Continua…